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Le modelle di Antonio Canova

Alla Galleria Borghese di Roma, tra i capolavori di Antonello da Messina, Bellini, Raffaello, Tiziano, Correggio, Caravaggio e Bernini, è possibile ammirare la famosa statua di Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone, raffigurata nelle vesti di Venere vincitrice, ad opera di Antonio Canova

La statua di Paolina Borghese fece molto scalpore quando fu esposta per la prima volta, perché mostrava una donna nuda e potente, in contrasto con i canoni morali dell’epoca. Si dice che Paolina stessa, interrogata sul fatto che avesse posato nuda per il Canova, rispondesse con ironia: “la stanza era ben riscaldata!”

Il Canova fu un maestro nel creare effetti di luce e movimento nella sua scultura. Per questo motivo, fece installare sotto la base della statua un meccanismo che la faceva girare lentamente, permettendo al visitatore di apprezzarla da ogni angolazione.

Canova si servì sicuramente di modelle per realizzare la statua, ma non si sa con certezza chi fossero. Alcune ipotesi sono: Delfina marchesa de Custine, la baronessa Minette Armendariz, Juliette Récamier, Teresa Couty e Joséphine de Beauharnais, tutte nobildonne con le quali Canova ebbe relazioni sentimentali o artistiche. Un’altra possibile modella fu Rosina Ducci, una giovane popolana che fu presentata al Canova dal suo allievo Adamo Tadolini.

Con l’aiuto dell’intelligenza artificiale ho tentato di restituire le sembianze di queste modelle,  immaginando come sarebbero apparse se all’epoca ci fosse stata la fotografia. Ho “creato” diverse modelle per i diversi punti di vista e le diverse parti anatomiche: una per i seni e le spalle, un’altra per le gambe, una per la schiena e il fondoschiena, Paolina per la testa… Buona visione!

Franco Rea

Le modelle di Antonio Canova

nei bassifondi di Roma

Un'avventura di Antonio Canova

Conoscevo personalmente Paolina, aveva già posato nel mio studio, uno spazio luminoso e arioso, con  i soffitti alti e le ampie finestre che affacciano su  Via del Babuino. Ma, a differenza delle maldicenze che giravano nei salotti romani, aveva concesso solo la sua testa alla mia arte… – “Antonio, so che il tuo genio mi renderà immortale”, mi sussurrava durante le sedute con quel suo particolare accento francese. Una voce che sognavo la notte… 

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